





![]() ![]() ![]() |
scoprire la vita nascosta di questo scrigno, creò una ricerca, una tensione, il piacere, il brivido della scoperta. Era il principio del mito de I Tre Merli. Un ritrovo di pochi, un sodalizio di eletti. Un gruppo esiguo di amanti del vino appagati da una penombra riservata. Una cerchia ristretta di avventori che enumerava moltissime celebrità alla ricerca di una privacy impossibile da trovare a NYC...così per alcuni anni. Quando poi il successo richiamò consenso sempre maggiore, il piacere della riservatezza lasciò spazio al vero divertimento, alla confusione, alla gioia di stare insieme, di vedere e farsi vedere, di fare cose pazze, cose strane, il piacere di lunghe scintillanti notti che sconfinavano in albe radiose e tanta, tanta gente, tanta musica. Architetti famosi ridisegnarono la discreta facciata modellando un portale invitante e I Tre Merli si aprirono generosi. Pionieri ancora una volta Pietro Pagano e soci, crearono il primo caffè giardino di SOHO con decine e decine di tavoli sul vasto marciapiede, con piante ed ombrelloni colorati. All'interno le pareti ricoperte di nere e luccicanti bottiglie offrivano tutta la famosa gamma di vini della casa: I Tre Merli sono orgogliosi di presentare nettari prodotti personalmente e personalmente imbottigliati. Questo fu vero successo. Successo che continua tuttora. In 15 anni di attività a NYC I Tre Merli è diventato un punto di riferimento internazionale per buongustai amanti del vino, della bella gente e di quel brivido particolare che accompagna ogni notte.
![]() |
All’inizio degli anni ottanta, dopo aver conosciuto ed ospitato gli artisti del New York City Ballet che presentava il musical "West Side Story" al parco di Nervi (appuntamento storico del balletto mondiale), rimasti affascinati dalla possibilità di esportare negli Stati Uniti il loro concetto di enologia e di ristorazione, I Tre Merli decisero di emigrare: dopo una avventurosa gestazione I Tre Merli restaurant & Bar a New York nel quartiere downtown di South Houston chiamato SoHo. Questo quartiere, vero esempio di archeologia industriale, con i suoi estrosi palazzi costruiti in mattoni e le artistiche facciate in CASTIRON (ghisa), con i suoi marciapiedi di granito, le sue strade pavimentate da porfido grigio-azzurro, era in quel periodo una zona commerciale di giorno ma pericolosa e buia la notte. Pochi erano i bars ed ancora meno i ristoranti. Ben lontani dall'immaginare il lussuoso quartiere di gallerie d'arte e costose boutiques che SOHO sarebbe diventato, Pietro Pagano e soci furono veri precursori di un’epoca e di uno stile. Scelsero una maestosa e risonante warehouse (una delle poche in quella zona di enormi loft commerciali dai soffitti altissimi) e giocando con la scura ardesia Ligure del pavimento, il sapore bruciato dei vecchi mattoni rossicci, il legno antico ed odoroso degli scaffali dove si accoglievano migliaia di bottiglie di vecchio vino, una sapiente illuminazione che risveglia nel vetro bagliori e riflessi, ricrearono l'afflato, il patos della cattedrale romanica: un ascetico ed esoterico tempio del vino.Questa ricchezza interna, questo tesoro nascosto si apriva sulla dritta e solare West Broadway con una anonima e discreta facciata. Questa situazione anomala che portava l'avventore, pioniere metropolitano, a varcare l'ignoto, a |
|
| |
|